• 08 Dic

     

    Preghiera iniziale

    Invochiamo il dono dello Spirito perché ci apra alla conoscenza e all’intelligenza della Parola vincendo in noi le tenebre e le chiusure che si frappongono all’ascolto

     

    Lettura

    Il testo è di Luca 2,8-18: L’annuncio ai pastori

     

    Lectio

    Il brano ascoltato nell’intento di Luca vuole offrire la chiave di lettura teologica del significato della nascita di Gesù.

    Vedremo che per Luca riveste particolare importanza e rilievo il tema dell’annuncio che da significato all’evento stesso. Il racconto rappresenta il terzo annuncio del vangelo dell’infanzia. (a Zaccaria, a Maria e appunto ai pastori)

    I pastori:non siamo nell’interno della casa grotta dove Maria, aiutata da Giuseppe, ha trovato riparo e riservatezza per dare al mondo il suo primogenito.

    La scena si sposta all’esterno nei campi limitrofi del villaggio di pastori che è Betlemme.

    Alcuni pastori stanno vegliando e custodendo i loro greggi.

    Il fatto avviene di notte; ed è da notare che nella storia della salvezza gli avvenimenti salvifici più importanti avvengono di notte (cfr. es. l’esodo)

    Come mai l’annuncio dell’avvenimento salvifico si rivolge in primo luogo a loro? Perché sono i migliori, i più bravi, i più santi? No!

    Tutt’altro. Dio rivela la nascita del suo Messia proprio ad una delle celassi più umili e biasimate del tempo a causa dell’ignoranza della legge e dello stato di continua impurità legale.

    I rabbini dicevano che i pastori con i pubblicani difficilmente potevano salvarsi a causa del loro stile di vita. E’ proprio a costoro che il messaggio è dato per primo.

    Questi pastori rappresentano il nuovo popolo di Israele costituito da poveri e peccatori.

    Sono costoro che attendono un salvatore. Giusti e pii credono di non averne bisogno

    Un angelo: Angelo significa: “Colui che annuncia”. E’ colui che da la buona notizia.

    E una buona notizia apporta con sé gioia.

    Perché una notizia così importante darla a così pochi e a persone così? E’ la scelta di Dio questa.

    La buona notizia è data a pochi, ma attraverso questi a tutto il mondo. E’ l’economia dell’incarnazione: l’universale è mediato dal singolare, la parte è sacramento del tutto.

    Il limite è superato nella trasmissione dell’annuncio che dilata lo spazio della comunità fino agli estremi confini dello spazio e del tempo.

    Oggi… un salvatore: la gioia è motivata. Ci è dato un salvatore. E’ questo il centro dell’annuncio. La salvezza del regno irrompe nel mondo con la nascita di Gesù denominato con tre importanti titoli: Salvatore, Cristo, Signore. L’annuncio non è un’idea, una salvezza astratta, ma è un salvatore: colui che è in grado di assumere su di sé la nostra umanità povera, ferita, ammalata destinata alla morte e restituirla alla bellezza e alla gioia della vita.

    Luca insiste su quell’”Oggi”. Un oggi che si ripete nel momento in cui ci si apre all’ascolto della parola.

    Un  segno: l’annuncio accompagnato da un segno è necessario perché l’adempimento della promessa di Dio non può essere dedotta da ragionamenti o sforzi umani. Con la ragione non cercherebbero il suo adempimento certamente nella direzione indicataci dall’angelo: andrebbero al tempio o ai palazzi del potere: cercherebbero un Dio forte, potente. Il dio dei nostri desideri e della nostra paura.

    L’annuncio indica una direzione diversa: a Betlemme! Un bambino in una stalla! Lì si presenta un Dio piccolo, tremante, bisognoso, impotente, che si offre come cibo nella mangiatoia delle bestie. Questa rivelazione è fatta ai pastori.

    “Dio ama parlare con i semplici” (Pr 3,23s), non si rivela ai prudenti e ai sapienti (10,21.nulla di straordinario o di meraviglioso. Il segno è quell’umanità così normale di un bambino. Il “bambino” è segno stesso di Dio. “Dio è colui del quale non si può pensare nulla di più piccolo”.

    Andiamo e vediamo: I pastori ascoltato l’annuncio intraprendono il cammino. “In fretta” non bisogna lasciare che il kairos sfugga, l’occasione di grazia potrebbe non presentarsi più.  E’ un itinerario di fede. Senza questa obbedienza non potrebbero mai verificare la verità dell’oggetto dell’annuncio.

    A questa obbedienza i pastori si incoraggiano vicendevolmente.

    C’è perciò un udire, un andare, un vedere… a cui seguirà un annunciare.

    Tale obbedienza non nasce dai loro  ragionamenti, sillogismi, deduzioni: ma solo da una fiducia che porta ad accogliere la parola “non quale parola di uomini, ma quale è veramente, quale parola di Dio, che opera in voi che credete” (1Ts 2,13).

    Videro e riferirono…: i pastori “vedono” la realtà di ciò che il Signore ha fatto loro conoscere.

    E quello che vedono non possono tenerlo per  sé: è troppo importante. Ha toccato il loro cuore.

    Ciò che gli angeli hanno fatto in cielo, ora i pastori iniziano a farlo sulla terra: diventano angeli, annunciatori, mediatori della Parola. Si profila così la dinamica missionaria della Chiesa.

    Tutti si stupirono: la prima reazione è la meraviglia, lo stupore. La meraviglia pone nel cuore una domanda che attende una risposta. E’ il primo passo per un cammino da intraprendere. Il cuore così si apre ad una  novità che appare di primo acchito incredibile.

     

    Meditatio

    I pastori: una comunità di poveri

    Nei pastori scorgiamo i primi destinatari e i primi ascoltatori della Parola che a loro volta si fanno annunciatori della buona notizia. In essi si profila già la comunità dei credenti: la chiesa. Questa nasce dall’annuncio. Ed è una chiesa fatta di poveri e di ultimi. Noi forse vorremmo comunità diverse: perfette, composte da gente benpensante, che non dia problemi… Ma “ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a nulla le cose che sono” (1Cor 1,28) scrive san Paolo.

    In ascolto della Parola

    Senza annuncio non ci si apre alla fede. Senza ascolto non ci si mette in cammino.

    I pastori di Betlemme sono obbedienti all’ascolto, vi prestano fede. L’annuncio è efficace solo per chi ascolta. E’ solo l’obbedienza della fede che può aprirci alla constatazione della verità della Parola. Chi disobbedisce può sempre dire: “Vedi che non è vera la Parola!”.

    Non è facile quest’ascolto e questa obbedienza: in noi scattano molteplici resistenze che vorrebbero impedirci di abbandonarci alla fiducia! Queste resistenze rischiano di ritardare, ostacolare, bloccare l’incontro con la Parola che salva.

    Nella vita del credente e della comunità è essenziale che vi sia la dimensione dell’annuncio e dell’ascolto della Parola senza la quale non vi può essere iniziazione al cammino della fede.

    Il segno: alla ricerca del volto di Dio

    A Betlemme Dio rivela il suo volto e la sua scelta. Farsi piccolo, debole, bisognoso. Un Dio che per le attese religiose è deludente: noi ne vorremmo un altro che risolvesse immediatamente i nostri problemi. Dentro di noi coltiviamo volti e attese di Dio legate ai nostri sogni e al nostro immaginario dettati dalle nostre paure, desideri, insoddisfazioni, frustrazioni. Spesso ci creiamo un Dio che dovrebbe porre rimedio a tutto questo. Un Dio che  non incontreremo mai perché non esiste. L’annuncio di Betlemme ci chiede di metterci in cammino in una direzione diversa: a non cercare un Dio fatto a nostra immagine ma scoprire un Dio, che pur essendo nostra immagine, mi invita a scoprire il suo volto nella fragilità del bambino adagiato in un fienile per animali.

    Quale grandezza vi può essere a Betlemme e sul Calvario se non la grandezza dell’amore? Questa consiste nel farsi piccolo per lasciare spazio a tutti, cominciando proprio dai più piccoli.

    Quel bambino crescerà sempre più nell’ordine della piccolezza: sino al massimo livello che sarà la nudità della croce. . La sua grandezza si fa da noi abbracciare. Ecco il volto vero di Dio!

    Videro e riferirono: evangelizzati ed evangelizzatori

    Dopo aver ascoltato, messo in atto un cammino si può giungere a vedere, a toccare con mano. E quella verità che si è scoperta, che per noi è Gesù, non la possiamo tenere nascosta, solo per noi. La gioia è incontenibile, comanda di essere comunicata, annunciata a sua volta.

    “Ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e ciò che le nostre mani hanno toccato, ossia il Verbo della vita, quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunziamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi”. (1Gv 1,2-4).

    I pastori da evangelizzati si trasformano in evangelizzatori.

    Una comunità evangelizzata non può non divenire evangelizzatrice. Se non lo è non è forse perché non è sufficientemente evangelizzata?

      

    Oratio

    O Padre, noi ti ringraziamo per il dono di tuo Figlio.

    In lui è la tua mano che stendi,  nella notte,

    alla nostra umanità affinché si riapra alla speranza e alla vita.

    Ti ringraziamo perché anche oggi

    hai fatto risuonare ancora una volta l’annuncio di gioia:

    “Oggi è nato per voi un salvatore che è Cristo Signore”.

    Come i pastori ti chiediamo di aprire le orecchie del nostro cuore

    affinché si dischiudano con fiducia a questa Buona Notizia.

    Che i nostri cuori si aprano al tuo invito a porci in cammino,

    nonostante mille dubbi e fatiche,

    per vedere e toccare la fedeltà e l’adempimento della tua Promessa.

    O Padre la tua Parola in Gesù si adempie finalmente,

    ma questo adempimento ci lascia sbalorditi:

    rispondi in modo inaspettato, inatteso, forse scandaloso alle nostre attese.

    Vorremmo scoprirti potente, forte, glorioso

    e tu ci porti dinanzi a un Bambino tremante, debole, bisognoso.

    In lui vuoi rivelare al mondo il tuo vero volto:

    volto di un amore che si dona, inerme, disposto a lasciarsi ferire.

    Volto di un amore gratuito che nulla domanda se non d’essere accolto e abbracciato.

    Questa rivelazione, o Padre, si sconcerta, ci stupisce, forse ci delude

    ma nel medesimo tempo apre il cuore allo stupore,  alla meraviglia di un Dio diverso.

    Che questo stupore tocchi il nostro cuore.

    Che l’amore che rivela lo ferisca.

    E allora come potremo non annunciare quello che abbiamo udito, visto, toccato?

    In noi impellente sarà il bisogno di portare al mondo

    il dono che tu ci hai fatto. Amen.

     

    Actio

    Ciascuno a questo punto può liberamente davanti al Signore assumere un piccolo impegno che aiuti a concretizzare nel giorno di domani la Parola che abbiamo ascoltato.

     

    Posted by attilio @ 14:42

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