• 15 Feb

    LE PREPARAZIONI

    8. Le quattro notti


    Nello spirito degli ebrei contemporanei di Cristo – e di conseguenza nello spirito degli apostoli e di Gesù stesso – la pasqua non commemorava soltanto la notte dell’uscita dall’Egitto.

    La tradizione teologico-liturgica ebraica vi aveva aggiunto il “memoriale” di altre tre notti, di altre tre “nascite”, riassumendo così, come vedremo, tutta la storia della salvezza, dalla creazione fino alla fine del mondo.

    Infatti nella versione aramaica della bibbia, quella stessa che leggeva Gesù (il Targum palestinese), Esodo 12,42 era commentato dal famoso Poema delle quattro notti. Eccone la traduzione:

    Quattro notti sono state iscritte nel “Libro dei Memoriali”:

    La prima notte fu quella in cui Jahvé si manifestò sul mondo per crearlo; il mondo era deserto e vuoto e le tenebre ricoprivano l’abisso.  La parola di Jahvé fu la luce e questa cominciò a brillare, la chiamò: prima notte.

    La seconda fu quando Jahvé si manifestò ad Abramo, che aveva cento anni, e a Sara che ne aveva ottanta perché si adempisse la scrittura: forse Abramo può generare e Sara partorire?

    Isacco aveva trentasette anni, quando fu offerto sull’altare. I cieli sono discesi, si sono abbassati, e Isacco ne vide le perfezioni; e tali perfezioni oscurarono i suoi occhi.  E la chiamò: seconda notte.

    La terza notte fu quando Jahvé apparve agli egiziani nel cuor della notte: la sua mano (sinistra) uccideva i primogeniti degli egiziani e la sua destra proteggeva i primogeniti d’Israele, perché si adempisse ciò che la scrittura dice: Israele è mio figlio, il mio primogenito.  E la chiamò: terza notte.

    La quarta notte (sarà) quando il mondo arriverà alla sua fine per essere dissolto; i gioghi di ferro saranno spezzati e le generazioni dell’empietà saranno distrutte.  E Mosè uscirà dal deserto e il re messia dall’alto dei cieli…

    E’ la notte della pasqua per il nome di Jahvé, notte stabilita e riservata per la salvezza di tutte le generazioni d’Israele.

    Il tempo durante il quale gli israeliti abitarono in Egitto fu di quattro-centotrent’anni.  Al termine dei quattrocento-trent’anni, proprio in quel giorno, tutte le schiere del Signore uscirono dal paese d’Egitto.  Notte di veglia fu questa per il Signore per farli uscire dal paese d’Egitto.  Questa sarà una notte di veglia in onore del Signore per tutti gli israeliti, di generazione in generazione. (Es 12,40-42)

    Gesù la sera della risurrezione disse ai suoi discepoli stando in mezzo a loro: “Sono queste le parole che vi dicevo quando stavo ancora con voi: bisogna che si compiano, tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei profeti e nei salmi”.  Allora aprì loro la mente all’intelligenza delle scritture e disse: “Così sta scritto: il Cristo dovrà patire e risuscitare dai morti il terzo giorno e nel suo nome saranno predicati a tutte le genti la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme.  Di questo voi siete testimoni”. (Le 24,44-48)

    “Non è certamente di poca importanza, se vogliamo comprendere il mistero eucaristico, riflettere che, per gli apostoli presenti all’ultima cena e più ancora per Cristo, la festa ebraica che intendevano celebrare commemorava, a dire il vero, tutta la storia della salvezza – passata e futura – com’è raccontata nelle nostre bibbie cristiane, dal primo versetto della genesi: “In principio Dio creò il cielo e la terra’, fino all’ultimo versetto dell’apocalisse: “Vieni, Signore Gesù” (Stanislas Lyonnet).

    Ma dobbiamo allora porci due domande:

    La pasqua celebrata da Gesù è un “memoriale”.  Che cosa vuol dire?

    Essa “commemorava” tutta la storia della salvezza. Come?

    Il Targum palestinese, che abbiamo appena letto, dà testimonianza di tutto ciò che la festa pasquale era, al tempo di Gesù, per la fede tradizionale del popolo di Dio: si commemoravano “le quattro notti” della storia della salvezza iscritte nel “libro dei memoriali”.  Che cos’è questo “Libro dei memoriali”, o dei “ricordi”?

    E’ un modo di parlare molto concreto, come quando noi diciamo: “Prendo nota di questo nella mia memoria”, o “Scrivo il tuo nome nel mio cuore”.

    Si tratta di quei “libri celesti” senza pagine in cui Dio “registra” i nomi dei suoi amici, le opere del suo amore per il suo popolo, le persone e le cose che “non vuole dimenticare”.

    Nella liturgia, questi “memoriali” sono un richiamo sia per gli uomini, sia per Dio:

    –   un richiamo per gli uomini dei benefici di Dio operati nel passato; per ridestare in loro il ringraziamento e la fedeltà;

    –   un richiamo per Dio di tutto ciò che ha operato; perché si ricordi del suo amore.

    Il ricordo di Dio non è però mai una semplice evocazione del passato, corrisponde sempre a un nuovo intervento del suo amore. Dio non “rumina” i suoi ricordi, ne rende nuovamente attivo il beneficio; ne continua la grazia, attuale, perenne.

    Quando perciò Dio “si ricorda”, avviene qualcosa: viene creata una nuova situazione o restaurata un’antica.

    Celebrare un “memoriale” del passato significa provocare un evento reale nel presente, e non una semplice evocazione.

    La pasqua del nuovo testamento, l’eucaristia, riveste perciò anche questo duplice aspetto dinamico di ringraziamento da parte dei cristiani e di impegno salvatore da parte di Dio.

    Quando diciamo che l’eucaristia è un memoriale, siamo nell’alveo della teologia pasquale di Gesù e del suo tempo.

    La messa è un memoriale.  Memoriale di che cosa?  Della morte e della risurrezione di Gesù Cristo: “Fate questo in memoria di me”, “celebrando il memoriale della morte e risurrezione del tuo Figlio…”.

    Il Signore Gesù ha insistito nel presentare la cena come “la pasqua”; ha orchestrato gli avvenimenti in modo che la cena e il suo sacrificio coincidessero con la pasqua ebraica.  La pasqua ebraica non è perciò sostituita, ma assunta, “portata a compimento” dalla pasqua cristiana. Con l’eucaristica siamo nel cuore della “notte pasquale”.

    In “memoriale” dell’uscita dall’Egitto (Es 1 1,4ss e 12,6), la pasqua si celebrava di notte. Il Signore istituì dunque l’eucaristia sul far della notte: “venuta la sera” (Mt 26,20; Mc 14,17): “Era notte” (Gv 13,30); “il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane…” (1Cor 11,23).

    La notte è sorella della morte. E’ il “luogo” dei banditi di ogni specie (Gb 24,13ss), l’immagine dell’oscura potenza del peccato, di satana e del male (Lc 22,53; Gv 1, 5; 1Ts 5,4-8; At 26,18; Col 1,13).

    Lo stesso Poema delle quattro notti raduna, nel memoriale della notte pasquale, le quattro grandi tappe della storia della salvezza, ciascuna delle quali è, a suo modo, una creazione, una nascita, una liberazione: quattro grandi tappe da cui sorgono, sempre più “nuovi”, una nuova umanità, “cieli nuovi e terra nuova”.

    1.    “In principio Dio creò il cielo e la terra”, completamente nuovi. Fu la nascita dei mondi, dei viventi, dell’uomo e della donna.  La “genesi”. Prima tappa redentrice, perché strappò l’universo alla notte, alla morte del nulla.  Ogni eucaristia ne è il “memoriale”.

    2.    “Memoriale” inoltre di Abramo, quando Dio parlò a quest’umanità pagana.  E’ l’aurora della prima rivelazione, la nascita (spirituale) del primo “amico di Dio”, la creazione d’una stirpe spirituale di credenti; l’umanità salvata nasce dalla cenere sterile e ancor più dalla fede di Abramo; “ri-creazione” di Isacco, risuscitato in un certo senso sull’altare del suo sacrificio.

    3.    “Memoriale” inoltre – soprattutto – della creazione d’Israele come popolo.  “Dice il Signore: Israele è il mio figlio primogenito” (Es 4,22).  La sua nascita è la liberazione dall’Egitto: “nasce” nella notte della pasqua in cui, protetto dal sangue dell’agnello, nutrito dalla sua carne, si mette in cammino verso la terra promessa.  “Saranno dimenticate le tribolazioni antiche… Ecco infatti io creo nuovi cieli e nuove terre; non si ricorderà più il passato” (Is 65,16s).

    4.    Infine, la pasqua ebraica annunciava e la pasqua di Gesù inaugurava la quarta notte: quella del messia atteso.  Gli “ultimi tempi”, creati sulla croce, nati dal fianco squarciato, mentre il cielo si oscura prefigurando una notte, annunciano e affrettano il giorno definitivo del Signore, l’ottavo giorno, la parusia.

    S. Paolo collega proprio gli “ultimi tempi” al mistero eucaristico: “Ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore finché egli venga” (1Cor 11,26).

    E s. Paolo può fare questo collegamento, perché prima di lui l’ha fatto il Signore stesso: “Ho desiderato ardentemente di mangiare questa pasqua con voi, prima della mia passione, poiché vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio” (Lc 22,15-16).

    (“nell’attesa della tua venuta…”ci fa proclamare la liturgia subito dopo il momento della consacrazione).

    Sarà allora la creazione “definitiva”, la nascita piena degli uomini e del mondo finalmente liberati (cfr. Rm 8,18ss).  “Secondo la promessa di Dio”, dice s. Pietro, “noi aspettiamo nuovi cieli e una terra nuova, nei quali avrà stabile dimora la giustizia” (2 Pt 3,13).

    Il contesto pasquale, che Cristo ha voluto per il suo sacrificio e per la cena, dona al mistero eucaristico tutta la sua dimensione di abbraccio dell’intera storia della salvezza:

    “Io sono l’alfa e l’omega, dice il Signore Dio, Colui che è, che era e che ‘ viene, l’onnipotente” (Ap 1,8).

    Come l’ago magnetizzato è rivolto verso il polo, anche a distanza di migliaia di chilometri, così l’antico testamento è rivolto verso la persona del Cristo” (Jacques Loew), verso le nostre eucaristie.

    LE QUATTRO NOTTI

    Secondo la Sacra scrittura, il memoriale non è soltanto il ricordo degli avvenimenti del passato, ma la proclamazione delle meraviglie che Dio ha compiuto per gli uomini (cfr Es 13,3). La celebrazione liturgica di questi eventi, li rende in un certo modo presenti e attuali. Proprio così Israele intende la sua liberazione dall’Egitto: ogni volta che viene celebrata la Pasqua, gli avvenimenti dell’Esodo sono resi presenti alla memoria dei credenti affinché conformino ad essi la propria vita.

    Nel Nuovo testamento il memoriale riceve un significato nuovo. Quando la Chiesa celebra l’Eucaristia, fa memoria della Pasqua di Cristo, e questa diviene presente: il sacrificio che Cristo ha offerto una volta per tutte sulla croce rimane sempre attuale (cfr. Ebr 7,25-27): “Ogni volta che il sacrificio della croce, col quale Cristo, nostro agnello pasquale, è stato immolato, viene celebrato sull’altare, si effettua l’opera della nostra redenzione” (LG 3).

    Catechismo della Chiesa Cattolica, 1363-1364

    * Il memoriale riveste un duplice richiamo:

    –   richiamo per l’uomo affinché non dimentichi i benefici operati da Dio, facendo suscitare in lui la lode e il ringraziamento, e la fiducia che Dio come ha agito nel passato farà lo stesso per il futuro.

    –   Richiamo per Dio perché si ricordi del suo amore, della sua misericordia. Quando Dio “si ricorda” quel ricordo genera un evento reale nel mio presente. La grazia dell’evento mi è resa sempre disponibile.

    Nella mia esperienza di cammino di fede vivo la dimensione del memoriale nel suo duplice aspetto?

    * L’eucaristia è memoriale della morte e risurrezione del Signore:

    –   mi richiama l’evento salvifico operato da Cristo a beneficio di tutti noi

    –   richiama il Padre a rendere disponibile ogni volta che la si celebra la grazia di quella morte e risurrezione.

    Cosa comporta questa riflessione per la mia vita?

    * La pasqua cristiana, l’eucaristia rappresenta il sunto, il compendio, la realizzazione di tutte le altre “pasque” veterotestamentarie. Ringrazio il Signore di darmi la frazia di poter vivere il mistero dell’eucaristia: l’economia nuova che riassume tutta la storia di Israele. Sono consapevole di questa grazia?

    * Un’ulteriore dimensione dell’eucaristia, pasqua cristiana, è la sua dimensione aperta al futuro di Dio: attendiamo cieli nuovi e terra nuova. Se l’eucaristia compendia le pasque antiche così essa preannuncia, prefigura, fa pregustare la pasqua definitiva: quando il regno di Dio sarà tutto in tutti.

    Vivo quest’attesa?

    Posted by attilio @ 10:06

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