• 24 Gen

    PADRE NOSTRO

    di p. Attilio Franco Fabris

    L’aggettivo “nostro” nel Pater è riferito ovviamente a Dio (“di noi”), non sta ad indicare certamente possesso.

    Siamo noi il suo popolo ed egli è il nostro Dio. Si tratta di un’appartetenza reciproca che ci è stata offerta gratuitamente nell’alleanza:

    Io sarò il suo Dio ed egli sarà mio figlio (Ap 21,7).

    Ancora: nostro indica la comunità, la Chiesa , la famiglia di Dio nella quale siamo stati generati alla fede mediante il nostro battesimo.

    E quando preghiamo l’Orazione del Signore, anche nel silenzio e solitudine della nostra stanza, sempre noi ci dobbiamo sentire inseriti nella grande pregheira della Chiesa: in questo senso non esiste per me cristiano una preghiera mia.

    Così il Padre nostro ci fa uscire dal nostro individualismo. E per essere pregato in verità “le nostre divisioni e i nostri antagonismi devono essere superati”(ccc 2792).

    E’ la preghiera che deve abbattere ogni frontiera e ostacolo che si frappone agli altri.

    E nella Preghiera del Signore ci presentiamo portando tutti coloro per i quali il Figlio ha offerto se stesso: l’amore di Dio è senza frontiere, anche la nostra preghiera deve esserlo (CCC 2792).

    Pregando così il Padre Nostro ci collochiamo sicuramente nell’ambito della preghiera di Gesù, la sua grande preghiera sacerdotale, nella quale lui stesso chiese che tutti siano una cosa sola.

    Il Pater, lo possiamo affermare, è la preghiera che ci fa passare dal Tu al Noi.

    Constatiamo infatti che nella prima parte al centro vi è un Tu:

    – il tuo nome

    – il tuo regno

    – la tua volontà.

    Nella seconda parte predomina il noi:

    – da a noi il nostro pane quotidiano

    – rimetti a noi i nostri debiti

    – non indurre noi in tentazione

    – libera noi dal male.

    Dal Tu del Padre passiamo ad noi scoprendo in tal modo l’altissima nostra dignità. Siamo figli, siamo un unico corpo per il battesimo e l’eucaristia, siamo un’unica famiglia, siamo fratelli e sorelle in Cristo con un legame più forte che quello del sangue (Mt 23,8).

    In famiglia pregare insieme il Pater significa riconoscere gli uni di fronte agli altri, in una comune professione di fede, la comune paternità di Dio da cui procede ogni altra paternità. Questo riconoscimento comune è garanzia di libertà, di dignità e responsabilità vicendevole.

    In una comunità cristiana (religiosa) significa riconoscere che si è famiglia che trova il suo punto di riferimento non in se stessa, ma nel Padre da cui trae la propria origine e la sua ragione d’essere.

    Ci si riconosce così figli di un unico padre e fratelli non tanto per un legame fisico di sangue, ma per una “consaguineità” di fede ancor più profonda. “Chi fa la volontà del Padre, questi è fratello, sorella e madre”.

    Comunità che si percepisce Corpo di Cristo in cammino verso l’esperienza della comunione.

    Posted by attilio @ 13:14

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